IPASVI CARBONIA IGLESIAS RICORRE AL TAR LAZIO? - IPASVI
1158
post-template-default,single,single-post,postid-1158,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,side_area_slide_with_content,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0.1,vc_responsive
 

IPASVI CARBONIA IGLESIAS RICORRE AL TAR LAZIO?

IPASVI CARBONIA IGLESIAS RICORRE AL TAR LAZIO?

Collegio Provinciale Carbonia –  Iglesias

Prot. 000441/2017 – Carbonia Iglesias,  lì 7 Settembre 2017

Agli iscritti all’Albo Ipasvi Carbonia Iglesias

Oggetto: ricorso al Tar del Lazio avverso il DM 2 Agosto 2017 sulle società scientifiche

 

Gentili colleghi, domani 8 settembre 2017 il Direttivo Ipasvi Carbonia Iglesias affronterà il tema delle ricadute anche nella ns. comunità professionale del DM 2 Agosto 2017 sulle società scientifiche.

Se la responsabilità professionale si sviluppa e si evolve attraverso norme non sempre compiutamente conosciute, pur se necessarie a delineare e definire un tema che è molto delicato e complesso, il Collegio non può non affrontare la sostanza del decreto ministeriale: a definire linee guida, raccomandazioni, protocolli, procedure e quant’altro attinente alla responsabilità sanitaria applicata all’infermieristica, ebbene noi infermieri siamo stati fatti fuori dal novero delle associazioni scientifiche abilitate ad emanarle.

Un vulnus politico da tentare di correggere per le vie che sono consentite dalla legge.

Sapete tutti per esperienza diretta che il professionista sanitario, quando è chiamato a rispondere di un comportamento che può aver generato un danno, si muove ancora oggi un in un terreno prevalentemente frequentato da medici. È poca, infatti, la giurisprudenza per l’ambito infermieristico nonostante la legge 42/1999 abbia sancito de facto l’autonomia delle professioni sanitarie.

Il Decreto Balduzzi sanciva un principio giuridico fondamentale rispetto alla responsabilità professionale sanitaria: “L’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve”.

Rimaneva però indefinito chi dovesse produrre tali evidenze e quali caratteristiche le stesse dovessero avere per essere scriminanti dei comportamenti.

E’ la Legge 24/2017, la cosiddetta Legge Gelli, tenta di risolvere i nodi lasciati dalla precedente normativa. Ruolo delle buone pratiche e delle raccomandazioni (art. 5)

“Gli esercenti le professioni sanitarie (…) si attengono,  salve le  specificità del caso  concreto, alle raccomandazioni previste dalle linee guida pubblicate (…) ed elaborate da enti e istituzioni pubblici e privati nonché’ dalle società scientifiche e dalle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie iscritte in apposito elenco istituito e regolamentato con decreto del Ministro della salute.”

Il Decreto del Ministero della Salute firmato il 2 agosto ultimo scorso declina invece la norma individuando criteri che di fatto escludono dalla possibilità di iscrizione tutte le professioni sanitarie… tranne una, quella medica.

Essere esclusi da quest’ambito significa:

  1. creare un danno alla Professione Infermieristica Italiana;
  2. affermare, falsamente e assurdamente, che in Italia l’Infermieristica non ha dignità scientifica, perché non vengono riconosciute le evidenze prodotte.
  3. subire una ulteriore vessazione professionale da parte di chi, con dolo, non vuole riconoscere l’evoluzione professionale di una parte fondamentale del nostro Sistema Salute.
  4. svilire quanto prodotto da anni da molti Professionisti Infermieri riuniti in solide Associazioni tecnico-scientifiche.

Se in Italia siamo ritenuti non in grado di produrre evidenze, significa che misureremo la responsabilità professionale infermieristica sulla letteratura scientifica prodotta da altri, magari neppure appartenenti alla nostra Professione.

Questo  è qualcosa di cui vergognarsi.

Valuteremo quindi il ricorso innanzi al TAR del Lazio e ve ne daremo contezza.

Il presidente IPASVI Carbonia Iglesias Graziano Lebiu